Discectomia

E' la procedura chirurgica più praticata in chirurgia vertebrale. Quando un paziente ha un'ernia discale resistente alle terapie conservative o ha una sintomatologia che gli porta un danno alle strutture nervose, diventa una procedura raccomandata.

Si effettua in microchirurgia, cioè con l'uso del microscopio, consentendo approcci chirurgici molto piccoli e pronta risoluzione del dolore. Se il paziente inoltre aveva un "deficit" di forza di recente insorgenza, si assiste frequentemente anche a un pronto recupero del disturbo.

La procedura chirurgica avviene in anestesia generale (paziente dorme) o spinale (paziente sveglio). 

Tramite l'accesso chirurgico si asporta una piccola porzione ossea della vertebra e parte del legamento giallo, aprendo "una porta" verso il canale vertebrale. La radice nervosa compressa (vedi ernia del disco) è sollevata e tesa dall'ernia: viene spostata e successivamente rimossa l'ernia espulsa. A questo punto si può decidere di rimuovere più disco possibile (discectomia) con l'intento di ridurre il rischio di recidiva (comunque possibile) o mantenere il disco se le sue condizioni non sono compromesse limitandosi alla sola rimozione dell'ernia (sequestrectomia).

Nell'uno e nell'altro caso vi è sempre il rischio di recidiva e l'asportazione del disco non ha mostrato una significativa riduzione del rischio.

Soddisfatti dalla rimozione del disco e valutata la "liberà" della radice, si procede alla chiusura dei tessuti. Il tutto richiede dai 20 ai 40 minuti di intervento. Il giorno stesso il paziente è messo in piedi e in genere dopo 1-2 giorni viene dimesso.

 

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